Elisabetta Woo
Sono nata a Milano nel 1985, tra due culture — italiana e cinese. Crescere con entrambe mi ha dato qualcosa di prezioso: la consapevolezza che la stessa realtà può essere compresa in più di un modo, è una cosa che porto ancora con me.
Come il mio rapporto con il corpo: non con il benessere o il fitness, con l'esperienza concreta di portare una tensione che non si scioglieva, per quanto la comprendessi. L'irrequietezza, il continuo rincorrere qualcosa, la sensazione che la soddisfazione fosse sempre un passo più avanti; sono arrivata a questo lavoro perché tutto il resto si fermava in superficie.
Quello che è seguito è stato più di un decennio di formazione — Bodywork Hawaiiano, Massaggio Addominale Taoista, Marma Therapy Ayurvedica, Drenaggio Linfatico, Kuṇḍalinī Hatha Yoga e Meditazione. Il filo che attraversa tutto è stato il lavoro con Dharma Bodhi, il cui insegnamento ha saputo unire la precisione filosofica delle tradizioni non-duali alla comprensione che solo la pratica nel tempo produce.
Lavoro tra due città — Milano, dove sono nata, e West Palm Beach, dove trascorro parte dell'anno. Le sessioni che offro portano il segno di tutto ciò che le ha precedute: non una tecnica applicata a un problema, ma un accompagnamento offerto dall'interno di un'esperienza vissuta in prima persona.
Qualunque cosa ti abbia portata, sono felice che tu sia qui.
Orientamento
Il lavoro che offro è informato da tradizioni contemplative non-duali, nelle quali corpo, respiro, attenzione e consapevolezza sono intesi come aspetti inseparabili di un unico processo vivente.
Il mio orientamento verso questo lavoro non nasce da un interesse filosofico, ma da un confronto diretto con i limiti del tentativo di risolvere l’esperienza attraverso il controllo e il miglioramento di sé. Ciò che inizialmente appariva come sofferenza si è progressivamente rivelato come una modalità di relazione — un continuo tentativo di gestire, evitare o raffinare ciò che era già presente. È attraverso questo riconoscimento che l’orientamento non-duale è diventato non un’idea, ma una necessità vissuta.
Tradizioni come il Tantra non-duale del Kashmir, il Buddismo tibetano, il Bön/Dzogchen tibetano, il Daoismo Zheng Yi cinese e i lignaggi hawaiiani non-duali esprimono questa comprensione attraverso linguaggi differenti, ma condividono un orientamento comune: l’esperienza non è qualcosa da trascendere o correggere, bensì da incontrare direttamente — nel corpo, nel movimento, nella quiete e nella relazione — permettendo alla sua intelligenza intrinseca di organizzarsi nel tempo.
Il contesto non duale in cui questo lavoro si colloca non è una filosofia da comprendere, né un sistema di credenze da adottare. È un orientamento pratico che ha conseguenze molto concrete nel modo in cui il lavoro viene tenuto.
In questa prospettiva, la sofferenza non è vista come qualcosa da correggere o eliminare, ma come il risultato di modalità abituali di relazione con l’esperienza. Ciò che viene indagato è il continuo ripetersi di reazioni automatiche: tensione, controllo, evitamento, ricerca di sollievo o di miglioramento.
Nella pratica, questo significa che il lavoro non è orientato a “far star meglio” nel senso convenzionale, né a produrre stati particolari. Non si lavora per ottenere rilascio, chiarezza o regolazione, ma per creare le condizioni in cui ciò che è già presente possa essere incontrato senza aggiungere ulteriore resistenza.
Ad esempio, se durante una sessione emergono disagio, emozioni o tensioni, non vengono trattati come problemi da risolvere, né come segnali da interpretare. Il lavoro resta con l’esperienza così com’è, osservando come il corpo e il sistema reagiscono, dove si irrigidiscono, dove cercano di controllare o di fuggire. È proprio questo vedere diretto dei meccanismi abituali che, nel tempo, apre la possibilità di una relazione diversa con l’esperienza.
Questo orientamento ha una conseguenza chiara: il lavoro non promette risultati rapidi né trasformazioni lineari. Ciò che viene sostenuto è piuttosto una progressiva riduzione dell’identificazione con i propri schemi, una maggiore capacità di restare con ciò che c’è, e una relazione più intima e meno reattiva con il corpo e con la vita quotidiana. In questo senso, il lavoro non cerca una soluzione attraverso il miglioramento, ma rende visibili i meccanismi abituali nel momento stesso in cui operano.
Con gratitudine al mio insegnante Dharma Bodhi e alle linee di trasmissione che sostengono questo lavoro.
Se l’orientamento non duale alla base di questo lavoro è di interesse, ulteriori approfondimenti sono disponibili su www.trikapath.com.
Ringraziamenti
Questa pagina è un atto di riconoscimento.
Il lavoro offerto qui non nasce in modo autonomo.
È stato trasmesso, affinato e reso possibile
grazie all’incontro con insegnanti, praticanti
e tradizioni viventi.
Desidero esprimere gratitudine al mio insegnante Dharma Bodhi,
per la trasmissione ricevuta,
per la cura con cui questo lavoro viene tenuto,
e per la responsabilità che accompagna il suo passaggio.
Un ringraziamento va alle tradizioni
nelle quali sono stata iniziata,
e alle linee di trasmissione che continuano
a sostenere questo lavoro nel tempo.
Senza questi incontri e questi passaggi,
ciò che viene offerto qui non potrebbe esistere.